Dove finiscono i nostri vecchi elettrodomestici? La Toscana investe per chiudere il ciclo

Ogni anno in Europa produciamo milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Frigoriferi, lavatrici, piccoli elettrodomestici, dispositivi digitali, pannelli fotovoltaici: oggetti che accompagnano la nostra vita quotidiana e che, a fine ciclo, diventano Raee, ossia rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Il problema non è solo quanto ne produciamo, ma quanto riusciamo a intercettarne. In Italia, nel 2022, sono state raccolte circa 360 mila tonnellate di Raee, pari al 34% dell’immesso al consumo. L’obiettivo europeo è il 65%. Il divario è evidente. Anche raggiungere il 50% significherebbe intercettare centinaia di migliaia di tonnellate in più ogni anno.

In Europa i Raee sono il flusso di rifiuti che cresce più rapidamente. Ogni cittadino europeo ne produce in media oltre 16 chilogrammi all’anno, ma meno della metà viene effettivamente raccolta e avviata a trattamento. Non si tratta solo di una questione ambientale: dentro questi rifiuti si trovano materie prime strategiche – ferro, rame, alluminio, metalli preziosi – fondamentali per l’industria e per la transizione digitale ed energetica. Aumentare la capacità di intercettarle significa anche ridurre la dipendenza dall’importazione di risorse.

In Toscana la produzione complessiva di Raee urbani si attesta intorno alle 26.750 tonnellate annue. È qui che la questione smette di essere astratta e diventa territoriale: se vogliamo aumentare la raccolta e chiudere davvero il ciclo, serve capacità industriale adeguata. Plures ha scelto di investire in modo strutturale. Nel 2028 entrerà in funzione il Polo Raee di San Donnino, con un investimento di circa 40 milioni di euro e una capacità di trattamento fino a 25.000 tonnellate l’anno. Un dato che non è casuale: significa poter coprire quasi interamente il fabbisogno regionale stimato.

L’impianto è progettato per raggiungere un recupero del 97%. In uscita: 52% ferro e acciaio,7% rame e alluminio, 18% componenti recuperabili (schede elettroniche, batterie, vetro, cemento), 20% plastica, con sinergie di filiera anche grazie alla presenza di Revet nel gruppo, solo 3% di scarto. Questo significa trasformare il rifiuto in materia prima seconda da reimmettere nel mercato. Significa anche stimolare il riuso e la riparazione, intercettare più Raee a livello locale e rafforzare una filiera industriale toscana integrata.

L’Europa chiede di aumentare la raccolta. Ma senza impianti adeguati, gli obiettivi restano dichiarazioni. Il Polo di San Donnino non è solo un nuovo impianto: è un tassello della strategia di autonomia impiantistica e di economia circolare reale. Chiudere il ciclo a livello regionale significa ridurre trasferimenti, rafforzare le filiere locali e dare una risposta concreta a un problema europeo. La transizione circolare, anche nei Raee, non si gioca solo nelle norme. Si gioca nei territori.

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