Perché la Tari non è uguale in tutta Italia
Nel 2025 una famiglia di tre persone con una casa di 100 metri quadrati ha pagato in media 378 euro di Tari nel Sud Italia contro i 288 euro del Nord. Un divario di circa 90 euro che continua a caratterizzare il sistema italiano dei rifiuti e che il Green Book 2026, il rapporto annuale sul settore promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, collega non soltanto ai livelli della raccolta differenziata, ma anche alle profonde differenze infrastrutturali e industriali tra i territori.
Il rapporto fotografa un sistema che continua a migliorare nelle performance ambientali ma che resta ancora molto disomogeneo nella capacità di chiudere davvero il ciclo. Nel 2024 la raccolta differenziata in Italia ha raggiunto il 68% della produzione nazionale, pari a oltre 20 milioni di tonnellate, mentre il tasso di riciclo è salito al 52%, un dato in crescita, ma ancora lontano dall’obiettivo europeo del 65% previsto per il 2035.
È proprio qui che il Green Book 2026 introduce uno degli elementi più interessanti del dibattito attuale: raccogliere di più non basta necessariamente a rendere più circolare il sistema. Secondo il rapporto, continuano infatti a pesare il deficit impiantistico, soprattutto nel Mezzogiorno, e l’eccessiva frammentazione del servizio.
È una questione che va oltre il semplice tema dei rifiuti. Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sulla raccolta differenziata come indicatore principale della sostenibilità ambientale. Oggi però emerge sempre più chiaramente un’altra domanda: cosa succede dopo la raccolta? La vera partita si gioca infatti sulla capacità di selezionare, trattare e trasformare i materiali in nuove risorse produttive.
Lo stesso rapporto mostra quanto questa dimensione industriale incida concretamente sui costi del sistema. Le diverse filiere presentano infatti valori molto differenti: il trattamento del vetro ha costi medi compresi tra 24 e 28 centesimi al chilogrammo, mentre per gli imballaggi in plastica si sale fino a oltre 50 centesimi. Un dato che evidenzia quanto qualità della raccolta e disponibilità di impianti siano elementi sempre più collegati tra loro.
È una trasformazione che riguarda sempre più direttamente anche le politiche europee sull’economia circolare, oggi molto più orientate non soltanto agli obiettivi ambientali, ma anche alla costruzione di filiere industriali del recupero materia e alla riduzione delle dipendenze esterne. Cambia anche il modo in cui vengono percepiti impianti e infrastrutture ambientali, ormai parte di un sistema economico e industriale che incide su costi ed efficienza.
Approfondimenti ➜
Fondazione Utilitatis – Green Book 2026
ISPRA – Rapporto Rifiuti Urbani 2025
