Premiare i comportamenti funziona?
Sappiamo cosa dobbiamo fare e spesso sappiamo anche perché. Eppure, non sempre lo facciamo. È un paradosso noto da tempo anche alla ricerca economica e comportamentale. Già negli anni ’70, lo psicologo Daniel Kahneman ha mostrato come le decisioni quotidiane non siano sempre il risultato di valutazioni razionali, ma spesso di scorciatoie mentali, abitudini e automatismi. Più recentemente, studi sul cosiddetto ‘intention–action gap’ evidenziano come tra ciò che le persone dichiarano di voler fare e ciò che fanno davvero esista uno scarto significativo, soprattutto nei comportamenti legati all’ambiente e ai consumi.
Nel campo della sostenibilità, questo scarto è particolarmente evidente. Secondo la Commissione europea, oltre il 90% dei cittadini europei dichiara di considerare importante la tutela dell’ambiente, ma solo una parte di questi traduce questa attenzione in comportamenti sistematici e coerenti. Il punto, quindi, non è solo informare. È capire cosa rende un comportamento effettivamente praticabile.
Le scienze comportamentali hanno individuato alcune leve ricorrenti. Tra queste, la semplicità dell’azione, la visibilità del beneficio e la capacità di inserirsi nelle abitudini quotidiane. In molti casi, piccoli interventi – come incentivi mirati o modifiche nelle modalità di accesso ai servizi – possono produrre effetti significativi senza cambiare le regole di fondo. Anche nel campo dei servizi pubblici, il tema è sempre più centrale. Nella gestione dei rifiuti, nella mobilità o nell’utilizzo dei servizi digitali, una parte rilevante delle performance dipende da decisioni individuali ripetute nel tempo.
E qui emerge un altro elemento: il comportamento non cambia solo perché è giusto, ma perché diventa facile, immediato o conveniente. In questo contesto si inseriscono alcune sperimentazioni che provano a integrare queste logiche nei servizi pubblici locali. Tra queste, il progetto sviluppato da Plures con il supporto scientifico di SDA Bocconi, che introduce un sistema di incentivazione dei comportamenti attraverso meccanismi di loyalty. L’idea è rendere visibili e misurabili alcune azioni quotidiane – dall’utilizzo dei servizi digitali alla prenotazione di ritiri online, fino a pratiche che migliorano l’efficienza operativa – e associare a questi comportamenti un sistema di punti e benefici.
Si tratta di un approccio che richiama modelli già diffusi in altri settori, ma ancora poco applicati ai servizi pubblici, e che si fonda su un principio semplice: affiancare agli strumenti tradizionali – regolazione, tariffazione e controllo – una leva che agisca sulla partecipazione attiva degli utenti. Il progetto coinvolge un bacino ampio, oltre 1,5 milioni di cittadini, e rappresenta una delle prime applicazioni strutturate di questi modelli in Italia. Ma il suo interesse principale non riguarda tanto i risultati immediati, quanto la possibilità di misurare nel tempo se e come questi strumenti riescano davvero a incidere sulle abitudini.
Le evidenze disponibili mostrano che gli strumenti economici possono avere un impatto significativo. Secondo l’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), sistemi come la tariffazione puntuale hanno contribuito in diversi contesti ad aumentare la raccolta differenziata e a ridurre i rifiuti residui. Anche la Commissione europea indica nei modelli ‘pay-as-you-throw’ alcuni degli strumenti più efficaci, con incrementi della raccolta che in alcuni casi superano il 20%. Il punto è capire se e come sia possibile affiancare a questa logica anche una leva ‘positiva’, che renda immediato e visibile il beneficio del comportamento corretto. È qui che si inseriscono iniziative che provano a integrare incentivi, semplicità e partecipazione in un unico sistema. Non come alternativa agli strumenti esistenti, ma come possibile evoluzione. Perché, come mostrano molti studi, cambiare comportamento è possibile. Ma raramente avviene solo per obbligo. Più spesso, avviene quando diventa la scelta più semplice. E anche la più conveniente.
Approfondimenti ➜ OECD – Come le scienze comportamentali influenzano le politiche pubbliche
Approfondimenti ➜ UK Behavioural Insights Team – Nudge e cambiamento dei comportamenti
