Nella raccolta differenziata i colori contano (e cosa sta cambiando nei territori Plures)
Quando si parla di raccolta differenziata nei territori, spesso ci si imbatte in una grande confusione: cassonetti verdi, blu, gialli, grigi e marroni, ciascuno con significati diversi da città a città, regione a regione, ed in alcuni, sporadici casi, da strada a strada. Oggi questa varietà si confronta con un quadro normativo europeo che impone obiettivi sempre più stringenti di riciclo e di qualità dei materiali raccolti, rendendo necessario semplificare i sistemi di conferimento e ridurre gli errori. Nei 65 Comuni della Toscana centrale gestiti da Plures Alia, il passaggio verso un’identificazione più chiara dei contenitori è partito nello scorso anno provocando curiosità, adattamenti e proseguirà per tutto il 2026.
Un mosaico di colori
Camminando tra i vicoli di un borgo toscano, sul lungo mare della Versilia, nel centro di Roma o in una città europea, si scopre presto che non esiste – ancora – uno standard unico e universalmente adottato per i colori dei contenitori della raccolta differenziata. In alcune città il contenitore verde indica la plastica, altrove il vetro, in altre ancora il residuo non differenziabile. Il blu può essere carta, ma anche plastica e metalli, a seconda di dove ci si trova. Mondo a parte, almeno in Italia, le stazioni ferroviarie dove i colori sono spesso più uniformi, anche se talvolta difformi da quanto i cittadini trovano e riconoscono nel paese e città sede del nodo ferroviario stesso. Un arcobaleno di colori che riflette una storica autonomia municipale, ma anche una barriera alla chiarezza per cittadini e turisti.
Normativa europea e obiettivi di riciclo
A livello europeo, la Direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE) fissa obiettivi chiari come il raggiungimento del 65% di riciclo dei rifiuti urbani entro il 2035 per ogni Stato membro. Questo quadro di riferimento impegna Paesi e operatori a migliorare qualità, economia circolare e tracciabilità della raccolta.
Tuttavia – e qui sta il nodo – la direttiva non armonizza colori o sigle dei contenitori: non esiste un obbligo europeo sull’aspetto cromatico delle campane o dei bidoni. Ogni sistema nazionale o locale può quindi adottare codifiche visive differenti, spesso difficili da comprendere per chi si sposta tra regioni o stati.
L’Italia prova a fare ordine: la norma UNI 11686
Per provare a ridurre questo puzzle visivo, in Italia è stata elaborata la norma UNI 11686: 2017 che individua i colori raccomandati per ciascuna tipologia di rifiuto:
Blu – carta
Giallo – imballaggi in plastica, metalli, tetrapak
Verde – vetro
Marrone – frazione organica (umido)
Grigio – residuo non differenziabile
L’obiettivo è quello di semplificare l’orientamento per i cittadini e migliorare la qualità delle materie raccolte, facilitando la corretta separazione alla fonte. Questo schema cromatico non è ancora obbligatorio per legge, ma viene adottato gradualmente da molte amministrazioni e gestori di servizi.
Nei Comuni della Toscana centrale, Plures Alia ha promosso un intervento di aggiornamento cromatico di contenitori e sacchi per la differenziata, soprattutto su carta e imballaggi in plastica, metalli e tetrapak. Una codifica più chiara che aiuta a ridurre gli errori di conferimento e a migliorare la qualità dei materiali avviati a riciclo.
La transizione è graduale: non tutti i contenitori vengono sostituiti contemporaneamente ma, via via che quelli vecchi si esauriscono o vengono dismessi, quelli nuovi adottano i colori standard previsti. Anche i sacchi del porta a porta seguono questa logica. In molti casi, i cittadini potranno continuare ad usare i contenitori esistenti fino al momento della sostituzione.
Uno sguardo oltre confine
Uscendo dall’Italia, il quadro rimane vario.
In Germania, per esempio, esiste un sistema diffuso in cui il blu è carta e cartone, il giallo raccoglie materiali plastici e metallici, il marrone è per gli scarti organici, ed il residuo non differenziabile può essere raccolto in bidoni grigio o nero. Anche qui esistono differenze locali e modalità di raccolta specifiche nei diversi Länder.
In Francia, non esiste un sistema di colori obbligatorio e uniforme in tutto il Paese, ma modelli ricorrenti nei principali sistemi urbani e comunali. In città come Parigi, la raccolta differenziata è obbligatoria e, pur variando i dettagli tra municipalità, giallo, blu e verde restano i colori più utilizzati per le principali categorie di frazioni riciclabili.
Anche in Spagna, pur mancando una legge nazionale sui colori, ce ne sono alcuni largamente adottati a livello comunale e regionale, soprattutto nelle grandi città e in Catalogna, ed un sistema diffuso a contenitori stradali che agevola anche lo sviluppo di una maggiore uniformità cromatica delle raccolte.
In altri Paesi dell’Unione, come Slovacchia o Lussemburgo, i colori sono usati in modo diverso o presentano varianti, ma l’idea di un sistema identificativo cromatico è diffusa e strettamente collegata alle politiche locali di sostenibilità e alla comunicazione con i cittadini.
In un mondo sempre più fluido e dinamico, aperto e senza confini un impegno collettivo verso una simbologia visiva più uniforme aiuta a cancellare le barriere della confusione e a migliorare i risultati ambientali.
Approfondimento → Norma UNI 11686 (codifica colori raccolta differenziata)
Approfondimento → Direttiva europea sui rifiuti (2008/98/CE)
